venerdì 4 dicembre 2015

Tecnica: sostituire le pastiglie dei freni / How to change motorcycle brake pads



Sostituire le pastiglie dei freni a disco, how to change disk brake pads, o per farla spiccia cambiare le pasticche, è un'operazione abbastanza semplice, a patto di avere una buona manualità ed un minimo di esperienza, indipendentemente se si cavalca un' Honda, una Suzuki, una Kawasaki, una Triumph o una Harley Davidson. Naturalmente, presumendo che la vostra moto sia dotata di freni a disco e quindi, ovviamente, di pastiglie dei freni o pasticche che dir si voglia. Ma, allora, come andare a sostituire queste benedette pasticche dei freni? Potremo spiegarvelo in due -meglio quattro- parole ma, visto che guardare è sempre più semplice che leggere, guardiamo un po' come si fa, illustrato da chi ne sa più di noi... Buona visione! 




Vedi anche:
Sostituire i paraolio in una forcella tradizionale (Clicca qui)
Come sostituire la catena di trasmissione (Clicca qui)
Come sostituire l'olio della forcella anteriore (Clicca qui)

I video pubblicati si intendono condivisi al solo scopo informativo, gli autori degli stessi restano titolari di ogni diritto al riguardo.  MOTOeTUTTOilRESTO declina ogni responsabilità riguardo interventi operati in base ad essi da utenti professionisti e non professionisti.

giovedì 29 ottobre 2015

HONDA CX 500 SPECIAL "NEVIA" by RUSTY MOTORS


I ragazzi del Rusty Motors Garage erano scomparsi da qualche tempo... Sapevamo che erano concentrati su un paio di progetti un po' impegnativi, per cui siamo rimasti sorpresi quando si sono presentati al Distinguished Gentleman's Ride in sella alla Honda CX special "Nevia", che credevamo ancora in fase di gestazione. La moto era invece finita e perfettamente funzionante, anche se il risultato era leggermente diverso da quanto ci aspettavamo. Alla nostra domanda, ci hanno risposto "Abbiamo cambiato qualche cosa in corso d'opera... In fondo non ci interessava una special da contest, il proprietario voleva una moto da guidare tutti i giorni, così siamo rimasti entro parametri "regolari" concentrandoci più su un restauro meccanico approfondito che sull'estetica.

Alla fine abbiamo fatto una moto piacevole, pronta per arrivare ovunque come per farci casa-lavoro, e senza attirare troppe attenzioni indiscrete... In fin dei conti, esattamente ciò che voleva il proprietario.."
Discorso, questo, che non fa una piega. D'altra parte, gli interventi che ci hanno descritto bastano e avanzano a giustificare le quasi 300 ore spese per questa CX sbarazzina. Quando arriva al Rusty Motors Garage, è quasi completamente smontata e stipata nel bagagliaio di una Jeep.
Già alla prima occhiata appare evidente che i responsabili del massacro non hanno fatto troppa attenzione a ciò che facevano. Il carter anteriore è infatti gravemente danneggiato, come se il motore fosse caduto di peso in terra. Inoltre, il cambio è bloccato, così come la coppia conica posteriore, le forcelle irrimediabilmente arrugginite e i cerchi sembra che abbiano fatto la guerra. Per descrivere le condizioni delle restanti due casse di pezzi sfusi, basta citare una frase di un noto film di Bud & Terence, "A parte questo, tutto il resto fa schifo..." Si è reso necessario quindi finire di smontare completamente ciò che è rimasto assemblato e fare una lista completa dei pezzi irrimediabilmente compromessi. Lista che è venuta fuori bella lunga... Fortunatamente però, Honda e Rusty Motors pare sia un binomio indissolubile, ed infatti quasi tutti i pezzi necessari stazionavano già da qualche decennio nel fornitissimo magazzino del Garage... 


Partendo dal motore, ecco arrivare un cambio rigenerato con pazienza da Matteo e Andrea, una pompa dell'olio new/old stock, carter anteriore di recupero, blocco della frizione completamente rifatto, una nuova girante della pompa dell'acqua e nuovi anche i coperchi delle punterie. Poi, un nuovo radiatore, nuova ventola di raffreddamento ed ovviamente un kit completo di guarnizioni.  I carburatori hanno visto davvero giorni migliori, per cui vengono smontati fino all'osso, puliti, lucidati e  viene istallato un kit completo di revisione. Misurata la compressione le teste, i pistoni e le valvole sembrano invece rientrare in un normale range di consumo, per cui ci si limita ad una buona registrazione delle punterie e ad una tiratina alla catena di distribuzione.

Richiuso il tutto, il piccolo v-twin sembra però che non voglia sentire ragione di mettersi in moto. Controllando e ricontrollando, Robertone scopre che lo statore è in corto e i pick up completamente morti. Stavolta i pezzi arrivano direttamente dalla Germania, e già che c'era Andrea ordina statore, pick up, regolatore di tensione e bobine, tanto per stare tranquilli. Arrivati i pezzi, lui e Matteo impiegano un attimo a smontare e rimontare il carter posteriore e ad "appoggiare" un paio di collettori. Finalmente, il motore fa sentire la sua voce malgrado sia ancora sul banco e si abbeveri da una tanica capovolta.

Il telaio, però, stranamente in condizioni più che dignitose e fresco di una sana pulitura, è già pronto ad accoglierlo. Matteo infatti ha già montato nuovi cuscinetti conici, operato una revisione completa della forcella con sostituzione di molle e paraoli ed reinstallato il forcellone accoppiato al nuovo albero di trasmissione e alla coppia conica rigenerata appena tornati dalla carrozzeria.Il riassemblaggio richiede più tempo del previsto perché, in vista di un utilizzo a 360 gradi, viene speso tempo ad ingrassare e lubrificare ogni singolo particolare che lo richieda, mentre l'impianto elettrico subisce qualche modifica come lo spostamento del ruttore dell'accensione, l'istallazione di un moderno portafusibili in luogo dell'originario "a banana" e la sostituzione del motorino di avviamento, risultato non più all'altezza del livello del restauro.



Terminate le operazioni meccaniche, è giunto il momento di concentrarsi su estetica e componentistica. Quest'ultima vede l'arrivo di un faro anteriore Triumph su supporti modificati ed abbassati di 10 cm, per dare all'avantreno una linea più bassa e massiccia, mentre la strumentazione originale trova collocazione su supporti artigianali che la abbassano di una manciata di centimetri. Al posto del vecchio corna di bue arriva un drag bar con specchio bar end ed una pompa freno di derivazione Hornet rende più sicura la frenata. Infine, indicatori di direzione Bullett e cat eye posteriore.



La base sella viene fatta su misura in modo da nascondere il traversino posteriore del telaio senza dover operare inopportuni tagli e rivestita in sky trapuntato, utilizzando una gommapiuma con densità superiore alla media in modo da mantenere una forma affusolata ma restare comoda anche per due persone. Poi, visto il costo che hanno raggiunto i ricambi di questo tipo, i due fianchetti laterali andati persi sono stati ricostruiti in VTR grazie a vecchi stampi creati per un'altro progetto.

Arriva ora il capitolo finale, la verniciatura. Angelo, il proprietario, era orientato verso un banale grigio opaco, pur rimanendo affascinato dalla verniciatura "asfaltata" di "Miss Dondola", un'altra special del Rusty Garage. Andrea e Matteo decidono allora di fargli una sorpresa, utilizzando lo stesso mix goffrato-sabbiato specialità del Garage, ma aggiungendo limatura di ferro e ricreando un motivo fiammeggiante su tre tinte di grigio diverso, che va a ricoprire anche i parafanghi, i supporti faro ed il manubrio. Steli forcella, forcellone e coppia conica vengono invece ricoperti di un nero opaco micalizzato che genera un bel contrasto con il resto dell'insieme, in particolare con i cerchi il cui bordo esterno viene lucidato a specchio.

Il risultato finale lascia Angelo senza parole, e la sua soddisfazione è stata una delle ricompense più importanti per i nostri ragazzacci, che prima di consegnargli la moto hanno fatto un test drive di... ehmm... 600 km circa.
Così, tanto per andare sul sicuro. L'affidabilità di Nevia si è però dimostrata stoica, tanto che è stata scelta come una delle staffette del Distinguished Gentleman's Ride di quest'anno ed ha onorato il suo impegno... Beh, non c'è che dire, questi ragazzi arrugginiti sanno davvero il fatto loro!

mercoledì 28 ottobre 2015

Video: Come lavare la moto prima del rimessaggio invernale / How to Wash Your Motorbike


Molti di noi si impegnano a lavare la moto molto spesso, fin troppo spesso. Altri, non sanno neanche cosa significhi lavare la propria motocicletta. In teoria, lavare a fondo la moto sarebbe buona pratica da farsi ogni qualvolta si rientra da un giretto un po' più lungo del solito, dopo aver preso un bell'acquazzone o ogni qualvolta la nostra bambina si becchi un po' di impurità che, lasciando stare per un momento l'impatto estetico, rischino di rovinare alcune delle sue parti. Fin qui, sembra semplice. Tutti sappiamo prendere un secchio ed una spugna e soprattutto giocare con l'acqua. Poi, però, il blocchetto d'accensione comincia ad ingripparsi, inizia ad apparire un velo sulle parti satinate, l'alluminio tende a diventar opaco o, nel peggiore dei casi, cominciano a fulminarsi le lampadine e a saltare i fusibili. Per non parlare poi di cosa accade quando si usa un prodotto sbagliato, che fa più danni che altro... A questo punto, siete abbastanza terrorizzati? Beh, non è necessario... Basta sapere dove e come andare a mettere le mani. quindi, vediamo qual'è il modo corretto di lavare la motocicletta approfittando del video di seguito! Buona visione.

Ivan Gemini 




Guarda anche:
Sostituire l'olio della forcella anteriore (Clicca qui)
Come cambiare le pastiglie dei freni (Clicca qui)  
Sostituire i paraolio in una forcella tradizionale (Clicca qui)
Come sostituire la catena di trasmissione (Clicca qui)
Come sostituire l'olio della forcella anteriore (Clicca qui)





I video pubblicati si intendono condivisi al solo scopo informativo, gli autori degli stessi restano titolari di ogni diritto al riguardo.  MOTOeTUTTOilRESTO declina ogni responsabilità riguardo interventi operati in base ad essi da utenti professionisti e non professionisti.

lunedì 7 settembre 2015

Video: Hayabusa Turbo e Ferrari, duello all'ultimo cavallo

Già la Suzuki GSX-R 1300 Hayabusa è una bella bestia di suo. Con il turbo, poi, chi riuscirebbe a starle dietro. Idem per la Ferrari, tra le 4 ruote di serie non c'è nulla di meglio. Un bel duello sul filo dei quattrocento orari come lo vedreste? Bene, vero? Per  sapere chi avrà la meglio, cosa aspettate a cliccare sul video?

Ivan Gemini




mercoledì 26 agosto 2015

Distinguished Gentleman's Ride 2015



Fervono i preparativi per l’edizione 2015 del Distinguished Gentleman’s Ride. Memori del successo dell’edizione dello scorso anno, gli addetti ai lavori si stanno dando da fare per replicare e migliorare ancora. L’ormai iconico raduno dedicato a moto d’epoca, special, cafè racer e scrambler e’ organizzato in tutto il mondo, nello stesso giorno, per supportare la ricerca sul cancro alla prostata. Il 27 settembre, parole d’ordine della giornata saranno come al solito Eleganza, quella con la “E” maiuscola, stile, spensieratezza e divertimento. Ed ovviamente Motociclette. Vecchie, nuove, fatte in casa o dream bike non ha importanza, purché esprimano la personalità dei rispettivi centauri. Come lo scorso anno, la manifestazione farà base al Cafe Twin in quel di Via Mesula 12 a Roma. L’ officina romana, che anche quest’anno organizzerà l’evento in collaborazione con il motoblogger Luke Inazuma e con i ragazzi del Brittway Garage, metterà a disposizione i suoi spazi per far ammirare le ultime creazioni dei maggiori preparatori della scena attuale. Sarà poi possibile dissetarsi a suon di birre artigianali spillate nell’attiguo locale Inofficina e, per i più sensibili al look, anche approfittare della mano creativa dei barbieri sponsorizzati dalla Proraso. 
A breve maggiori informazioni. 


Info e contatti:
cafetwin@gmail.com
inazumaluke@yahoo.com


martedì 25 agosto 2015

Dossier: Ducati Desmo 350


Cafè Racer chiavi in mano: Ducati Desmo 350.

Quando si parla di Ducati Desmo 350 -che come i 250 ed i 450 nacquero dal famosissimo mono a carter stretto- viene subito in mente la "pallottola d'argento", stupendo esempio di meccanica d'autore all'italiana. Il modello immediatamente successivo, però, la Ducati Desmo 350 model year 1973, forse per la sua suggestiva -ed unica disponibile- livrea giallo ocra appare un po' più cattivo e corsaiolo, grazie anche al freno anteriore a disco -optional che molti scelsero- che, per l'epoca, suggeriva un'impostazione più votata alla pista che non alla strada.




Se il modello Desmo del 1971, infatti, rappresentava l'apice delle mono sportive da strada, il proiettile giallo ocra mirava ad avvicinare almeno nell'estetica la moto alle inarrestabili evoluzioni tecniche dei giganti nipponici che, già a tre anni di distanza dalla sua presentazione, la facevano apparire leggermente datata. La Desmo rappresentava quindi la versione spinta della gamma "Mark 3",con sovrastrutture in vetroresina per favorire la leggerezza ed un'impostazione di guida più cattiva grazie ai comandi arretrati.


La seconda serie, model year 1972, beneficiò di un leggero aumento della potenza, di una nuova accensione elettronica. E qui arriviamo al modello che ci interessa, il Desmo 350 model year 1973. Già solo guardandola, si resta affascinati. Ma appena il mono comincia a girare e si fanno i primi metri in sella, l'estetica passa in secondo piano. E si capisce perché questo modello è probabilmente il più amato ed il più odiato dagli appassionati. Il motore ha prestazioni brillanti, sicuramente superiori a tutti gli altri mono dell'epoca, e se ne apprezza immediatamente il tiro ai bassi regimi e l'allungo sorprendentemente buono per un monocilindrico, merito anche dell'ottimo cambio a cinque marce. La ciclistica poi è eccezionalmente equilibrata, ottimo connubio tra leggerezza, agilità e stabilità, tutte cose che aiutavano il buon carter stretto a spuntarla anche nei confronti di cilindrate e potenze maggiori. E fin qui, di pregi per far innamorare i racers nostrani e non, ce ne sono fin troppi. Passiamo, purtroppo, alle note dolenti. Il mono va una favola se può vantare una messa a punto ottimale, cosa estremamente difficile da realizzare anche per molti meccanici navigati ma privi di quel "qualcosa in più" che li rende quasi artisti.
In caso contrario diviene alquanto scorbutico in marcia, ammesso che si riesca a farlo partire. Inoltre vibra notevolmente e, complice anche un assemblaggio in origine non proprio eccelso, frequentemente lascia il pilota alle prese con bulloni allentati, staffe spaccate (gli strumenti pare fossero sempre le prime vittime a cadere sulla pista di... battaglia!") e danni più o meno gravi che all'epoca di sicuro non contribuirono a dare alla moto una reputazione di solidità.  Cose che andavano tenute in considerazione al momento dell’acquisto, nel 1973, ma anche e soprattutto oggi se si intende acquistare -oppure semplicemente usare come si deve- una di queste moto. Le abbondanti soluzioni tecniche di gran livello, motivo principale di prestazioni altisonanti, si pagano  tramite una complessità generale che potrebbe essere un buon motivo per rinunciare all’acquisto se non si è sicuri di poterla tenere in perfetto ordine di marcia, e non basta credere di sapere dove mettere le mani.
Tanto per dirne una, la registrazione delle punterie -operazione che tutti i racers conoscono bene  come imprescindibile ma anche piuttosto semplice da realizzare sulla maggior parte dei motori, su questa in particolare diventa operazione difficoltosa, visto che il gap tra l’estremità del gambo della valvola ed il bilanciere è colmato da apposite pasticche spessorate, che vanno inserite tenendo in compressione la molla…  Oppure la messa in fase dell’accensione che, per quanto si possa essere esperti, risulta difficile da fare in mancanza di appositi segni di riferimento. A distanza di quarant'anni, però, anche i difetti del carter stretto, che comunque nei lontani anni '70 non riuscirono ad inficiare troppo il successo della gamma, non sembrano poi così importanti. E davvero non si può non rimanere a bocca aperta davanti alla Desmo 350.
Si viene rapiti prima dall'eccezionale equilibrio della linea, poi dalla bellezza del mono che pare più una scultura che un organo meccanico ed infine da un gusto di guida tutto Italiano che cattura anche chi è abituato a potenze e telai di tutt'altre generazioni. Poi, parliamoci chiaro. Ai cafè racers di oggi, come a quelli di allora, non interessano poi così tanto le prestazioni assolute. L'importante è lasciarsi dietro gli amici sulla circonvallazione e farsi notare dalle ragazze, magari avvisandole del passaggio facendosi annunciare da un rombo inconfondibile. 
E queste caratteristiche la Desmo le aveva tutte, allora e forse oggi ancor di più. Certo, le quotazioni raggiunte ora da questi modelli non li rendono propriamente alla portata di tutti...



Testo: Andrea Mariani
Foto: Motociclismo d'epoca

domenica 2 agosto 2015

Tecnica: Cambiare i paraolio in una forcella tradizionale / Change fork seals in traditional (right way up) Forks.



Quarta puntata della rubrica dedicata alla manutenzione ordinaria in vista, finalmente, del ritorno sulla strada. Stavolta vedremo come andare a sostituire i paraolio della forcella di tipo tradizionale. Cambiare i paraolio forcella è un' operazione  necessaria nel caso in cui si riscontrino trafilaggi d'olio dai medesimi, spesso causati dalla polvere accumulatasi durante la marcia. E' un'operazione leggermente più complessa rispetto alla  sostituzione dell'olio della forcella anteriore (Non sai come fare? Clicca qui), a cambiare le pastiglie dei freni (Non sai come fare? Clicca qui) o sostituire la catena di trasmissione (Non sai come fare? Clicca qui), argomenti trattati nelle precedenti puntate, ma anch'essa non è un'operazione in assoluto complicata. Ovviamente richiede una buona dose di manualità, un minimo di esperienza e qualche attrezzo, nonché la conoscenza delle operazioni da eseguire. Quindi, andiamo ora a vedere come si interviene  su una moto "tipo", approfittando del video How to change fork seals in traditional (right way up) Forks. Come teniamo a ribadire ad ogni puntata della rubrica, l'operazione cambierà leggermente se girate a bordo di Honda, Kawasaki, Yamaha, Suzuki, Triumph ecc... ecc... Ma la base è però la stessa per cui, una volta capito la teoria, si potrà andare a vedere nella pratica dove e come aggiustare il tiro... Buona visione.

Andrea Mariani


I video pubblicati si intendono condivisi al solo scopo informativo, gli autori degli stessi restano titolari di ogni diritto al riguardo.  MOTOeTUTTOilRESTO declina ogni responsabilità riguardo interventi operati in base ad essi da utenti professionisti e non professionisti.